Il dito dell’arrampicatore

Come riconoscere e curare la lesione della puleggia

Uno schiocco improvviso durante una presa, poi dolore e gonfiore al dito. È la lesione acuta più frequente nella mano di chi arrampica.

Vediamo cosa sono le pulegge, come si riconosce la lesione, quali sono le cure e come prevenirla in allenamento.

L’arrampicata è una disciplina in cui l’arto superiore è sottoposto ad elevate sollecitazioni; in particolare le dita della mano sostengono alte tensioni, soprattutto in alcuni tipi di presa (closed crimp grip, presa a dita arcuate).

Anatomia: cosa sono le pulegge?

Le pulegge sono canali osteo-fibrosi che hanno la funzione di mantenere i tendini flessori a contatto con le falangi, ottimizzando la funzione di leva e permettendo una trasmissione omogenea ed armonica del movimento di flessione delle dita.

Più precisamente, le pulegge sono degli ispessimenti del canale digitale, il canale osteo-fibroso in cui scorrono i tendini flessori lungo il dito. Ne esistono di due tipi:

  • Pulegge anulari: sono cinque, da A1 ad A5
  • Pulegge cruciformi: più sottili, si trovano tra una puleggia anulare e l’altra e sono tre, da C1 a C3

Le più importanti sono la A2 (sulla prima falange) e la A4 (sulla seconda). Quando si rompono, il dito fa fatica a piegarsi e il tendine può sollevarsi dall’osso. È il cosiddetto fenomeno della “corda d’arco”.

Come avviene la lesione?

Le dita più colpite da questo infortunio sono il medio e l’anulare e le pulegge più frequentemente interessate sono l’A2 e l’A4.

Durante l’arrampicata, infatti, la tensione che si sviluppa nelle regioni suddette è spesso vicina al punto di rottura delle due pulegge. In questa posizione di grande sollecitazione, un movimento brusco, come ad esempio il piede in appoggio che scivola, può portare alla rottura parziale o completa di queste strutture.

Riconoscere una lesione della puleggia

Al momento dell’infortunio lo sportivo percepisce un suono simile ad uno schiocco; la parte del dito lesionata (a livello della prima e/o della seconda falange) è molto dolente e gonfia con ematoma più o meno evidente.

La lesione comporta inoltre una perdita di forza e la flessione del dito è dolorosa e ridotta. Spesso, nella lesione contemporanea delle due pulegge A2 e A4, si verifica il fenomeno della “corda d’arco”, vale a dire il sollevamento dei tendini flessori, che perdono il contatto con le falangi.

Cosa fare nell'immediato?

Nell'immediato immobilizzare il dito, ghiaccio locale, antinfiammatorio ed effettuare una visita da un chirurgo della mano il prima possibile.

Quali esami servono?

Per capire l’entità della lesione il chirurgo della mano può richiedere:

  • Radiografia, per verificare se alla lesione della puleggia si associa un piccolo distacco osseo o una frattura
  • Ecografia dinamica, che mostra lo scorrimento del tendine mentre il dito si muove
  • Risonanza magnetica, nei casi più gravi, per valutare quanto i tendini si sono sollevati dall’osso

Quali sono le cure?

Il trattamento per le lesioni delle pulegge varia in base alla gravità della lesione e alle esigenze del singolo sportivo.

Terapia conservativa

La terapia conservativa prevede:

  • Ghiaccio
  • Riposo
  • Antinfiammatori
  • Immobilizzazione con un tutore ad anello
  • Riabilitazione con mobilizzazione progressiva attiva e passiva e, infine, potenziamento muscolare

Il tutore ad anello viene confezionato su misura dal fisioterapista e va indossato per circa 6-8 settimane, a seconda del tipo di lesione. Tiene il tendine schiacciato contro l’osso, così che sulla puleggia possa formarsi una cicatrice fibrosa. È un buon supporto soprattutto nelle lesioni parziali o comunque in quelle che non compromettono la meccanica del dito.

Trattamento chirurgico

Il trattamento chirurgico, quando indicato, consiste nella riparazione della puleggia e nel corretto riposizionamento dei tendini flessori.

Se la lesione è grave o risale a molto tempo prima, la puleggia lesionata a volte non si può più riparare. In questi casi si eseguono degli interventi ricostruttivi, che ricreano la puleggia persa con innesti di tendine, di legamento o di retinacolo (una fascia fibrosa del polso).

L'importanza della prevenzione

L’arrampicata comporta un importante sovraccarico a livello di unità funzionali (tendine, guaina sinoviale di rivestimento, puleggia) scarsamente vascolarizzate, più suscettibili quindi agli infortuni e caratterizzate da scarse capacità riparative e quindi da un lungo periodo di recupero.

Di fondamentale importanza risulta, quindi, la prevenzione durante l’allenamento; gli accorgimenti fondamentali sono:

  • Esercizi di riscaldamento specifici
  • Buon bilanciamento muscolare dei muscoli flessori ed estensori dell’avambraccio (agonisti ed antagonisti)
  • Potenziamento dei muscoli scapolo-toracici, quelli attorno alla scapola, per scaricare più peso sulle spalle e ridurre il carico su dita e flessori
  • Rinforzo dei muscoli flessori di tutte le dita, evitando le prese con solamente una o due dita
  • Allenamento progressivo sulle prese: le prese troppo piccole sottopongono le articolazioni interfalangee ad angoli eccessivamente chiusi e quindi ad un maggior stress sull’unità funzionale tendine-puleggia
  • Esercizi di stabilizzazione del polso
  • Corrette nastrature delle dita, per distribuire i carichi in modo più omogeneo
  • Esercizi di stretching finale per mantenere una corretta e bilanciata lunghezza dei muscoli flessori ed estensori e una buona mobilità articolare

Articolo a cura di:

Dottoressa Marina Faccio

Dott.ssa Marina Faccio

Ortopedico, Chirurgo della Mano

European Board Certified Hand Surgeon

Ambulatori specialistici a Bologna e Prato.

Visite e interventi in regime privato e in convenzione con le principali assicurazioni sanitarie.

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